Reverse charge estero: Cos'è e come funziona

Fabio Beccari
01.02.21
4 minuti di lettura

Nelle vendite di beni o servizi, è normalmente il fornitore a versare l’IVA all’Erario. Ma in alcuni casi si applica il reverse charge — un meccanismo di inversione contabile in base al quale spetta direttamente all’acquirente versare l’IVA. Ipotesi tipica è quella del reverse charge estero, che consiste nell’inversione dell’onere fiscale per l’acquisto di beni o servizi da fornitori esteri. Di seguito vedremo esattamente come funziona il reverse charge estero, quando si applica e quali adempimenti comporta; illustreremo anche come fare affari con l’estero risparmiando grazie a Wise.

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In questa guida tratteremo i seguenti argomenti:

Reverse charge estero: come funziona?

Il reverse charge estero funziona in modo molto semplice: quando un soggetto passivo IVA riceve una fattura da un’azienda estera, può essere tenuto al versamento dell’IVA in Italia. La fattura non contiene l’IVA, ma è il destinatario a dover provvedere al relativo versamento.

Per imprenditori e professionisti che acquistano beni o servizi all’estero è dunque fondamentale capire in quali casi si applica il reverse charge estero e quali obblighi comporta.

Vediamolo subito.

Quando si applica il reverse charge estero

Il reverse charge estero si applica quando:

  • L’acquirente è un soggetto passivo IVA.
  • L’operazione avviene con un fornitore non residente nel territorio dello Stato, ma è rilevante in Italia ai fini IVA.

Chi è un “soggetto passivo IVA”?

Come abbiamo appena detto, affinché si applichi il reverse charge il destinatario della fattura estera deve essere un soggetto passivo IVA. Un soggetto passivo IVA non è altro che una società, un imprenditore o un professionista residente in Italia — sostanzialmente, un soggetto titolare di partita IVA.

Viceversa gli acquisti di beni o servizi all’estero da parte dei privati non implicano mai il reverse charge, non essendo i privati soggetti all’obbligo del versamento IVA.

Del resto, la ratio del reverse charge estero è evitare che avvengano detrazioni IVA a fronte di imposte versate in altri Stati. Basterebbe una stanza di compensazione per gestire le detrazioni IVA transnazionali, ma questa non è mai stata istituita. Ecco perché il sistema dell’inversione contabile è ancora necessario.

Quando un’operazione estera è rilevante in Italia ai fini IVA?

Come abbiamo specificato, affinché si applichi il reverse charge l’operazione con il fornitore estero deve essere rilevante in Italia ai fini IVA. Perciò l’acquisto deve avere ad oggetto:

  • Un bene che si trova in Italia o è stato prodotto in Italia
  • Oppure un servizio erogato in Italia

In questi casi non viene addebitata l’IVA in fattura, ma è direttamente l’acquirente a dover provvedere al suo versamento.

Ora che abbiamo chiarito quando si applica il reverse charge estero, vediamo quali sono gli obblighi da osservare per chi paga l’IVA con il reverse charge.

Chi paga l’IVA con il reverse charge?

Con il meccanismo del reverse charge, è il cessionario o committente a pagare l’IVA. Abbiamo spiegato in un precedente articolo cos’è il reverse charge in generale e quali sono le ipotesi in cui si applica. In sintesi, quando l’operazione è posta in essere da un soggetto passivo IVA italiano, questi di solito è tenuto all’emissione della fattura elettronica con relativo codice fattura elettronica e l’indicazione “inversione contabile ai sensi del DPR 633/72”. L’acquirente a sua volta deve integrare la fattura ricevuta con l’aliquota applicabile e procedere alla doppia annotazione nel registro IVA acquisti e vendite.

Diversi sono invece gli obblighi da osservare nel caso del reverse charge estero.

Obblighi da osservare nel caso del reverse charge estero

Con il reverse charge estero, il cessionario o committente paga l’IVA in Italia quando acquista beni o servizi da soggetti non residenti. Le modalità per versare l’IVA variano in base alla situazione:

  • Se il fornitore è stabilito fuori dall’UE, il committente o cessionario italiano emette un’autofattura — cioè una fattura a sé stesso, datata e protocollata per l’annotazione nei registri IVA e vendite.
  • Invece se il fornitore ha sede nell’UE, il committente o cessionario italiano integra la fattura con l’IVA italiana e provvede alla doppia registrazione, come per gli altri casi di reverse charge.

Sempre più spesso gli imprenditori italiani si orientano verso un commercio globale, o scelgono di rivolgersi a collaboratori e fornitori esteri, per ampliare le loro prospettive di crescita e anche per contenere i costi. Se questo è il tuo caso, potrebbero interessarti i nostri recenti articoli su fattura elettronica estero e fattura proforma.

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Dati aggiornati al 31 gennaio 2021

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