Cos'è il reverse charge? La guida

Fabio Beccari
11.01.21
4 minuti di lettura

Il reverse charge è un meccanismo di inversione contabile che prevede il pagamento dell’IVA all’Erario direttamente da parte dell’acquirente. Nato come strumento per la lotta contro le frodi IVA, trova applicazione in alcune cessioni di beni e prestazioni di servizi. Per finalità diverse talvolta si applica anche alle cessioni e prestazioni di servizi da parte di soggetti esteri. Di seguito, vedremo la disciplina del reverse charge e i suoi casi di applicazione; illustreremo anche come risparmiare sui pagamenti esteri con Wise.

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In questa guida tratteremo i seguenti argomenti:

Quando si applica il reverse charge?

Il reverse charge si applica a determinate prestazioni di servizi e cessioni di beni per eliminare il rischio di evasione dell’IVA. I settori interessati sono: oro, edilizia, consorzi, prodotti elettronici, gas ed energia, rottami.

Finalità

La finalità del reverse charge è evitare il rischio che il fornitore incassi l’IVA senza provvedere al relativo versamento all’Erario. Se normalmente il venditore riscuote l’IVA dall’acquirente e poi la versa allo Stato, nei casi di applicazione previsti, il denaro non passa nelle mani del venditore. È l’acquirente stesso a versare l’IVA oltre che a portarla in detrazione.

Presupposti

Il reverse charge è applicabile in presenza dei seguenti presupposti:

  • Entrambe le parti devono essere soggetti passivi IVA di imposta.
  • Le parti e i beni devono trovarsi in Italia.

Ipotesi a parte è quella del reverse charge estero; ne parleremo più avanti.

Reverse charge quando si applica

Questi i casi di applicazione previsti dalla legge:

  • Cessioni imponibili di oro da investimento.
  • Cessioni di materiale d’oro e prodotti semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi.
  • Prestazioni di servizi (inclusa la manodopera) nel settore edile, rese da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono attività di costruzione o ristrutturazione di immobili, o nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore.
  • Sempre nel settore edile, servizi di pulizia, demolizione, installazione di impianti e completamento di edifici.
  • Determinate vendite di fabbricati.
  • Determinate prestazioni di servizi rese dalle imprese consorziate al consorzio di appartenenza.
  • Trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra, e di certificati relativi a gas ed energia elettrica.
  • Cessioni di gas o energia elettrica a un soggetto passivo rivenditore.
  • Cessioni di beni effettuate nei confronti di ipermercati, supermercati e discount alimentari.

Inoltre, il reverse charge si applica alle cessioni di:

  • Terminali per servizio pubblico radiomobile terrestre.
  • Microprocessori per computer e server.
  • Rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi.
  • Bancali in legno (pallet) recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo.

Norme di riferimento

I casi e le modalità di applicazione del reverse charge sono indicati dall’art. 17 co. 5,6,7 del DPR 633/1972. La legge 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) è intervenuta a estendere l’ambito di applicazione del reverse charge al settore dell’edilizia. Successivamente, il Decreto Legislativo n. 24/2016 ha introdotto il reverse charge in materia di console da gioco, tablet, PC e laptop, recependo le direttive europee n. 2013/42/UE e 2013/43/UE.

La normativa aggiornata è consultabile attraverso il Testo Unico IVA 2020 (DPR 633/1972 aggiornato con le modifiche apportate dalla Legge 160/2019).1

Chi paga l’IVA con il reverse charge?

L’effetto del reverse charge è l’inversione del carico tributario IVA. In deroga alla procedura ordinaria, l’onere IVA anziché ricadere sul prestatore di servizi/cessionario si sposta:

  • sul committente, nel caso di una prestazione di servizi
  • sul cessionario, nel caso di una cessione di beni

Quindi, col reverse charge chi paga l’IVA?

In sostanza c’è un “rovesciamento dei ruoli”: è l’acquirente — e non il venditore — a pagare l’IVA allo Stato.

Fattura reverse charge

Per effetto di questo rovesciamento dei ruoli, esistono specifici obblighi in capo alle parti per quanto riguarda la fatturazione:

  • Il venditore è tenuto a emettere fattura senza includere l’IVA. Dovrà annotare in fattura “inversione contabile” citando la norma in virtù della quale si applica il reverse charge.
  • L’acquirente, a cui spetta il versamento dell’IVA reverse charge, è tenuto a integrare la fattura ricevuta con l’aliquota applicabile. Inoltre, entro 15 giorni dalla ricezione, dovrà procedere alla doppia annotazione nel registro IVA acquisti (tra le fatture passive, ai fini della detrazione) e nel registro IVA vendite (tra le fatture attive).

Regime forfettario e reverse charge

I soggetti in regime forfettario continuano a emettere le fatture senza IVA in applicazione del proprio regime, senza applicare il reverse charge. Questo vale per le prestazioni rese, mentre invece per le prestazioni ricevute devono operare il reverse charge.

Reverse charge estero: come funziona?

Il reverse charge può essere applicabile anche quando un soggetto passivo IVA residente in Italia effettua un’operazione con un soggetto passivo estero. In tal caso, lo scopo dell’inversione fiscale è evitare la detrazione IVA a fronte di un’imposta versata a uno Stato estero.

Idealmente la gestione delle detrazioni IVA transnazionali richiederebbe una stanza di compensazione — di fatto però mai istituita. Pertanto l’IVA non viene addebitata in fattura. Piuttosto, nel caso di un’operazione territorialmente rilevante ai fini IVA, l’acquirente ha l’onere di provvedere al relativo versamento.

A seconda dei casi questo adempimento va compiuto tramite integrazione della fattura o autofatturazione. Per ora anche i soggetti tenuti alla fatturazione elettronica devono assolvere all’obbligo in forma cartacea, senza codice fattura elettronica. Come anche nel caso della fattura proforma, il rischio è una certa confusione per chi debba gestire la contabilità con documenti in parte elettronici e in parte cartacei. Inoltre, per non commettere errori occorre accertare caso per caso quali siano le operazioni territorialmente rilevanti ai fini IVA.

Affronteremo più approfonditamente il tema del reverse charge estero in un successivo articolo. Fin da subito però vediamo come è possibile risparmiare sulle transazioni estere.

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Dati aggiornati al 09 gennaio 2021

Fonti:

  1. Testo Unico IVA 2020 (DPR 633/1972 aggiornato con le modifiche apportate dalla Legge 160/2019)

Questa pubblicazione è unicamente fornita a scopo illustrativo e non intesa a ricoprire ogni aspetto dell'argomento trattato. Non è da considerarsi come fonte di consigli su cui fare affidamento. Chiedi consiglio a un professionista o specialista prima di effettuare, o meno, scelte sulla scorta del contenuto di questa pubblicazione. Le informazioni qui fornite non costituiscono consulenza legale, fiscale o suggerimento professionale alcuno da parte di Wise o affiliati. I risultati ottenuti in precedenza non garantiscono un esito simile. Non rilasciamo espressamente o implicitamente alcuna garanzia o dichiarazione circa la accuratezza, completezza o affidabilità del contenuto di questa pubblicazione.

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